L’America Latina deve scegliere da che parte stare
Milei accusa la sinistra radicale latinoamericana di aver costruito rapporti con i nemici di Israele e sostiene l’esistenza di una “alleanza implicita” tra sinistra radicale e terrorismo islamico, accomunati dall’ostilità verso la civiltà occidentale.
Nel discorso pronunciato alla Conferenza latinoamericana della Fundación Aliados de Israel, a Buenos Aires, Javier Milei presenta la lotta all’antisemitismo e al terrorismo come parte di una più ampia battaglia per la difesa della civiltà occidentale, della libertà e della democrazia. Il governo argentino ha riassunto lo stesso intervento definendo gli «Accordi di Isaac» come uno strumento per costruire una coalizione morale, diplomatica e culturale contro antisemitismo, terrorismo e narcotraffico.
Nel discorso pronunciato alla Conferenza latinoamericana della Fundación Aliados de Israel, a Buenos Aires, Javier Milei presenta la lotta all’antisemitismo e al terrorismo come parte di una più ampia battaglia per la difesa della civiltà occidentale, della libertà e della democrazia. Il governo argentino ha riassunto lo stesso intervento definendo gli «Accordi di Isaac» come uno strumento per costruire una coalizione morale, diplomatica e culturale contro antisemitismo, terrorismo e narcotraffico.
Milei parte dalla storia argentina: Buenos Aires ospita la più grande comunità ebraica dell’America Latina ed è stata teatro degli attentati contro l’ambasciata israeliana nel 1992 e contro l’AMIA nel 1994. Per il presidente, l’antisemitismo non è affatto scomparso dopo l’Olocausto: ha cambiato linguaggio, simboli e protagonisti, ma conserva la medesima struttura di odio. Il 7 ottobre 2023 rappresenterebbe l’esempio più recente.
Attraverso il riferimento biblico ad Amalek, Milei interpreta il terrorismo come una forma ricorrente del male: colpire gli indifesi, agire alle spalle, utilizzare la violenza contro chi è più vulnerabile. Oggi, nella sua lettura, i principali esponenti di questa minaccia sono il regime iraniano, Hamas e Hezbollah.
Il presidente argentino compie quindi un ulteriore passo: l’antisemitismo sarebbe il “canarino nella miniera” della degradazione morale dell’Occidente. Combatterlo non significherebbe soltanto difendere gli ebrei, ma difendere i valori sui quali si è costruita la civiltà occidentale.
Da qui nasce la sua visione geopolitica: Israele sarebbe il bastione avanzato dell’Occidente. Se Israele dovesse cadere, sostiene Milei, la minaccia si estenderebbe successivamente al resto dell’Occidente. Per questo la difesa di Israele è, a suo giudizio, contemporaneamente una scelta morale e una questione di autodifesa.
Milei accusa inoltre la sinistra radicale latinoamericana di aver costruito rapporti con i nemici di Israele e sostiene l’esistenza di una “alleanza implicita” tra sinistra radicale e terrorismo islamico, accomunati dall’ostilità verso la civiltà occidentale. Collega questa storia al socialismo del XXI secolo e, più indietro, alla rivoluzione cubana e all’influenza iraniana nella regione.
Il presidente rivendica quindi le scelte compiute dall’Argentina: la designazione di Hamas, della Guardia Rivoluzionaria iraniana e delle forze Quds come organizzazioni terroristiche, l’allontanamento di un rappresentante iraniano e il rafforzamento dell’alleanza con Israele.
Il cuore politico del discorso è però l’appello a costruire una coalizione latinoamericana di Paesi disposti a combattere terrorismo, antisemitismo, narcotraffico e dittature. Gli «Accordi di Isaac» vengono presentati come un’estensione regionale dello spirito degli Accordi di Abramo. Ma, avverte Milei, le dichiarazioni non bastano: servono leggi, parlamenti e azioni concrete contro il finanziamento del terrorismo.
Per spiegare questa necessità ricorre ancora alla Bibbia: davanti al Mar Rosso, Mosè non deve più soltanto pregare, ma avanzare. La lezione politica è chiara: il bene, se vuole prevalere, deve organizzarsi.
La conclusione assume quindi un carattere apertamente politico: Milei vede nell’America Latina un continente chiamato a scegliere “da che parte della storia” stare, senza possibilità di neutralità. Saluta i recenti successi elettorali della destra nella regione e sostiene che il futuro del continente dipenderà dalla sua capacità di schierarsi con vita, libertà e democrazia.
In sintesi, il messaggio di Milei è questo: di fronte a terrorismo e antisemitismo non basta la condanna morale. Occorre un’alleanza organizzata di Paesi liberi, capace di difendere attivamente i valori occidentali.