La “Primavera Latinoamericana”
Quella a cui stiamo assistendo è la rinascita di un’idea, quella liberale-libertarie e conservatrice che si contrappone all’Egemonia culturale neomarxista. Tutto questo accompagnato da impostazioni economiche che si richiamano ai grandi insegnamenti della Scuola Austriaca di Economia.
Per quasi un quarto di secolo il Sudamerica è sembrato condannato a una sola direzione politica: quella del cosiddetto, ma soprattutto maledetto, “socialismo del XXI secolo“. Hugo Chávez, Lula, Kirchner, Morales, Correa e, poi, Maduro (tutti figliastri di Fidel Castro) hanno rappresentato, con caratteristiche diverse, ma nefaste, una stagione nella quale lo Stato onnipresente, la spesa pubblica, il dirigismo economico e la retorica anti-occidentale sembravano destinati a dominare indefinitamente il continente.
Poi è arrivato Javier Milei.
La sua rivoluzione non consiste soltanto nell’aver vinto le elezioni argentine nel 2023. La vera novità è aver dimostrato che si poteva tornare a parlare apertamente di libertà economica, proprietà privata, riduzione dello Stato, responsabilità individuale e capitalismo, senza vergognarsene, anzi(!), e senza accettare il vocabolario della sinistra come unico linguaggio politicamente legittimo e corretto. È anche per questo che oggi Milei può essere considerato, più che un semplice presidente argentino, il principale leader internazionali della battaglia per la libertà. Non perché tutti i suoi alleati condividano integralmente il suo programma liberal-libertario (condividono comunque l’anticomunismo), ma perché ha contribuito a spostare l’asse del dibattito politico dell’intero continente.
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2025, Honduras
Nasry Asfura
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2026, Costa Rica
Laura Fernández
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2025, Ecuador
Daniel Noboa
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2025, Bolivia
Rodrigo Paz
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2025, Cile
José Antonio Kast
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2026, Colombia
Abelardo De la Espriella
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2026, Perù
Keiko Fujimor
La giornalista spagnola Pilar Rahola lo ha definito un uomo “eccessivo”, paragonandolo a Donald Trump (e lui ne sarà grato per questo), ma ha riconosciuto che ha avuto “il coraggio di affrontare problemi che sembravano impossibili da risolvere”. È esattamente questo il punto: Milei ha dimostrato che ciò che per decenni era stato considerato politicamente impossibile può tornare a essere discusso.
I risultati elettorali raccontano una storia significativa. La Bolivia ha scelto Rodrigo Paz, il Cile José Antonio Kast, il Perù Keiko Fujimori, la Colombia Abelardo de la Espriella e l’Honduras Nasry Asfura. In Brasile, il 4 ottobre 2026, Flávio Bolsonaro è arrivato primo al primo turno con il 47,03%, davanti a Lula con il 45,16%, portando il Brasile al ballottaggio. Milei non è stato di certo l’unico artefice di queste vittorie. Ma è stato il punto di riferimento internazionale per questa nuova stagione politica e per i suoi protagonisti, sempre pronto a citarlo (insieme a Najib Bukele).
Lo dimostra, peraltro, anche il suo attivismo diretto: ha sostenuto pubblicamente diversi candidati e, dopo il risultato brasiliano, il suo governo ha parlato apertamente di una “leadership condiviso” con il fronte bolsonarista. Lo stesso Milei ha dichiarato nel giugno scorso che l’obiettivo è “unificare l’America Latina dalla parte giusta: verso la vita, la libertà e la democrazia”. E al Foro Madrid, a Santiago del Cile, ha sostenuto che il cambiamento iniziato in Argentina si sta progressivamente estendendo al continente: Perù, Colombia, Ecuador e Cile sarebbero parte di un più ampio risveglio delle idee della libertà, che avanza a grandi passi.
Nell’ottobre del 2023, andai a Buenos Aires per seguire il primo turno della campagna elettorale presidenziale. Javier, amico vero e sincero, mi ospitò nel suo “bunker” – all’Hotel Libertador – il giorno dopo essere approdato al ballottaggio. Dopo una lunga intervista, che ho pubblicato nel libro “Il primo presidente libertario, gli dissi che se avesse vinto sarebbe diventato il leader mondiale della libertà”.
Quel che sta accadendo in Centro e Sudamerica è sicuramente una “Primavera Latinoamericana” – ben lungi dall’assomigliare a quella araba, non necessariamente concentrata nella nascita di un blocco politico unico-, ma determinata nel mettere fine all’idea che il socialismo sia l’unico destino possibile per l’America Latina ed altrettanto determinata che per farlo è necessario unirsi nella “Battaglia culturale” contro l’egemonia sinistra, che ha fatto abbastanza danni ad oggi.
Dopo venticinque anni di chavismo, kirchnerismo, socialismo indigenista e populismo statalista, qualcosa è cambiato. La gente ha iniziato a chiedersi se povertà, inflazione, criminalità, burocrazia e stagnazione siano davvero il prezzo inevitabile della inesistente “giustizia sociale”.
Milei ha il merito storico di rispondere a tutti i comunisti della terra con una parola che per troppo tempo era stata espulsa dal dibattito: libertà. Questa è la sua vittoria più importante, non avere conquistato il potere in Argentina, ma avere contribuito a convincere milioni di latinoamericani che lo Stato non è necessariamente la soluzione ai problemi creati dallo Stato stesso.
La primavera, questa volta, potrebbe davvero essere cominciata a Buenos Aires.