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All’ONU il presidente le canta chiare

Nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Javier Milei ha trasformato il tradizionale discorso diplomatico in una dichiarazione di principio sulla sovranità, sulla libertà individuale e sui limiti del potere internazionale.

26 Settembre 2026 Tempo di lettura: 3 minuti
All’ONU il presidente le canta chiare

Nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Javier Milei ha trasformato il tradizionale discorso diplomatico in una dichiarazione di principio sulla sovranità, sulla libertà individuale e sui limiti del potere internazionale. Il punto di partenza è una frase che sintetizza l’intero intervento: «È sempre preferibile dire una verità scomoda piuttosto che una comoda bugia».

È sempre preferibile dire una verità scomoda piuttosto che una comoda bugia

Da qui Milei ha sviluppato una critica radicale all’evoluzione dell’ONU, accusandola di essersi allontanata dalla sua funzione originaria di forum per la cooperazione tra Stati e di essere diventata, a suo giudizio, un «Leviatano burocratico» impegnato a stabilire come debbano vivere popoli e cittadini. In pratica definisce i dirigenti dell’istituzione una casta di parassiti arroganti travestiti da burocrati.

Milei ha richiamato anche Ludwig von Mises: «Le brave persone non pensano a controllare la vita dei loro simili». È questo, secondo il presidente argentino, il problema centrale delle istituzioni sovranazionali quando la cooperazione internazionale si trasforma in imposizione di regole, programmi e vincoli sulle singole nazioni. L’Argentina, ha spiegato, vuole invece tornare a essere padrona del proprio destino, aprendosi al commercio, agli investimenti e allo sviluppo delle proprie risorse strategiche.

i tre punti importanti
  • L'ONU non ha fatto

    quel che doveva fare

  • L'ONU ha fatto

    quel che non doveva fare

  • Intelligenza Artificiale

    Evitate di essere dei neo-luddisti

Una parte importante del discorso è stata dedicata all’intelligenza artificiale. Anche qui Milei ha messo in guardia dal meccanismo attraverso il quale la paura di una nuova tecnologia può diventare un argomento per restringere le libertà. «Consegnateci una parte della vostra libertà e vi proteggeremo da questa nuova minaccia» è, secondo la sua ricostruzione, una promessa che la storia ha già utilizzato molte volte. Per questo l’Argentina intende puntare sull’innovazione, evitando una regolamentazione preventiva e creando condizioni favorevoli per imprese e investimenti nel settore. Pasted text(20260924-105758)

Il filo conduttore dell’intervento è dunque la distinzione tra cooperazione e subordinazione. Milei non ha messo in discussione la necessità di collaborare sui problemi che richiedono un’azione comune, ma ha respinto l’idea che la collaborazione debba comportare la rinuncia alla sovranità decisionale. «Crediamo nelle alleanze, e prima di tutto nelle nazioni», ha affermato.

Nella parte conclusiva, il presidente argentino ha legato questa impostazione alla propria visione del futuro dell’Argentina: un Paese aperto al mondo, ricco di energia, risorse naturali, capacità produttive e capitale umano. Un Paese che, nelle sue parole, non vuole essere potente «per sottomettere gli altri, ma per essere liberi; non per conquistare gli altri, ma affinché il nostro destino sia deciso dagli argentini». Pasted text(20260924-105758)

Il messaggio complessivo è quindi netto: la cooperazione internazionale può essere utile quando nasce da Stati liberi che scelgono di collaborare; diventa invece problematica quando si trasforma in un meccanismo attraverso il quale istituzioni sovranazionali pretendono di decidere al posto dei cittadini e delle nazioni. Per Milei, la sfida del futuro consiste nel costruire un ordine internazionale nel quale apertura, commercio e alleanze non significhino rinunciare alla libertà di scegliere.

Ascolta tutto il discorso di Milei all’ONU con i sottotitoli in italiano

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